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Di tutto un po'

Vincenzo Libert, morto in Francia al servizio dell’Italia prima della fine della 1° Guerra Mondiale.

Giancarlo Libert va alla scoperta delle proprie radici familiari che raccontano il forte legame fra Marsiglia e la provincia astigiana e l’emigrazione avvenuta dalla metà dell’Ottocento. Uno dei tanti italiani morti lontano dalla terra d’origine.

2 Agosto
12:00 2018

Fonte: langheroeromonferrato.net

Mancavano pochi giorni alla fine della Prima Guerra Mondiale quando Libert Vincenzo fu fatto prigioniero sul fronte francese.

Era il 28 ottobre del 1918; moriva pochi mesi dopo nell’ospedale di Lione. Era nato a Marsiglia da Urbano (a sua volta nato a Torino il 28 novembre del 1852) nell’ospizio dei trovatelli, come si diceva allora per indicare che i genitori non lo avevano riconosciuto e l’avevano lasciato all’orfanotrofio.

Urbano era stato poi affidato ad una famiglia di Monale d’Asti, i Bertolino. Qui, narra la storia della famiglia, si alzava anche alle due di notte per mungere le mucche e poi le portava a pascolare sulle colline astigiane.

A Monale conobbe la futura moglie, Cerrato Emilia di Giovanni Battista e Rosso Maria Caterina, nata a Maretto. A vent’anni è a Marsiglia a servizio di una famiglia borghese, raggiunto poi dalla consorte; lì il 13 febbraio 1883 nasce Vincenzo. Dal matrimonio nasceranno successivamente a Monale d’Asti, Luigia Francesca nel 1887 e dieci anni dopo Carlo Giovanni (mio nonno).

Vincenzo fu registrato negli atti di nascita del comune di Marsiglia e battezzato il 25 febbraio nella chiesa di S. Adrien. La chiesa, non più esistente, è oggi sostituita dalla moderna Eglise de Sacré Coeur, costruita nel 1920 dall’architetto Dupoux per commemorare la peste del 1720; consacrata nel 1947 è stata elevata al rango di basilica nel 1998.

L’ingresso della parrocchia è in rue Saint Adrien al numero 2. Il mio bisnonno con la famiglia abitava poco lontano in rue du Rouet, una via che sicuramente alla bisnonna ricordava “il rouet per filare”.

La moglie ritornò in Italia, mentre Urbano faceva il “pendolare” tra Marsiglia e Monale, dove con il frutto del lavoro poté acquistare campi, vigne e prati, cosa che gli pareva una grande conquista, lui figlio di N.N.

A Marsiglia si erano trasferite nella seconda metà dell’Ottocento diverse famiglie astigiane, abitanti in particolare nel sobborgo di San Luigi. Tra i cognomi presenti nei registri comunali di Marsiglia dell’epoca troviamo i Vercelli, i Grattapaglia, i Musso, i Veglio, i Cerrato, i cui membri erano impegnati presso le fabbriche di sapone o presso famiglie locali benestanti.

Vincenzo fu registrato nelle liste di leva di Monale e prestò il servizio militare in Italia; fu successivamente richiamato durante la Prima Guerra Mondiale, partecipando alle ultime fasi del conflitto, tra il 1917 e il 1918 sul fronte francese, prima come bersagliere e poi nella compagnia mitraglieri Fiat, mentre il fratello Carlo era nella zona del Piave.

Vincenzo si era sposato con Giovanna Appiano di Maretto da cui ebbe tre figli, Pietro nel 1908, Emilia nel 1912, morta a cinque giorni dalla nascita, e Maggiorina Maria nel 1914.

Vincenzo morirà all’età di 35 anni e verrà sepolto nel cimitero di Bligny; per diversi motivi non fu possibile rimpatriare il suo corpo e i familiari poterono vedere la sua tomba solo 40 anni dopo, negli anni Sessanta del secolo scorso.

Durante un viaggio compiuto alcuni anni or sono anch’io potei vedere il cimitero italiano, posto nei luoghi che videro le armate italiane e francesi combattere contro quelle tedesche.

Giancarlo Libert

(tratto dal volume dell’autore “L’Emigrazione Piemontese nel Mondo, Chivasso 2009)

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