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Di tutto un po'

La «Torino noir» vista e narrata da Milo Julini

Ladri, banditi di strada e «musi duri» alla Barriera di Nizza

12 Marzo
10:00 2019

Per concludere la nostra ricognizione in questa Barriera, dobbiamo ancora ricordare i più classici esponenti del mondo criminale: ladri e banditi di strada.

Nella rubrica dedicata alla Cronaca Nera della «Gazzetta Piemontese» del 28 gennaio 1876 troviamo due notizie riguardanti la Barriera di Nizza dove si descrivono ladri che approfittano di qualche momentanea distrazione per derubare dei poveracci.

Un carrettiere, Tommaso Bainotti, ha abbandonato per pochi minuti il suo carro e un ladro approfitta di questa sua breve assenza per portargli via il mantello e poi fuggire. Viene però arrestato dalle Guardie di Pubblica Sicurezza mentre indossa ancora il “corpo del reato”: è un garzone muratore diciottenne, di Stradella (Pavia), del quale il giornale riporta le sole iniziali C. P.

La seconda vittima è «Un altro brav’uomo, un lavandaio» il quale «se ne veniva in Torino dalla Barriera di Nizza col carro pieno di biancheria»: mentre dormiva della grossa, i ladri gli hanno rubato un voluminoso involucro pieno di biancheria di un certo valore.

Curiosa l’indicazione «se ne veniva in Torino dalla Barriera di Nizza»: in effetti, in quegli anni, superata la Barriera collocata nell’attuale piazza Carducci, la via Nizza, anche all’interno della Cinta daziaria, corre nella campagna dove sorgono diverse cascine, e raggiunge le case del Borgo San Salvario soltanto dopo l’attuale corso Dante: è così comprensibile la sensazione che Torino sia piuttosto lontana dalla Barriera di Nizza!

E, oltre ai ladri, ecco i banditi di strada, che al tempo sono definiti “grassatori”.

Leggiamo nella Cronaca Nera della «Gazzetta Piemontese» di sabato 3 novembre 1877: «Tre furfanti assaltarono ieri sera, verso le dieci, certo Michele Battelli, bracciante, che dopo aver cenato in una osteria alla Barriera di Nizza, si avviava a casa. I grassatori lo ferirono di due coltellate, una al viso, l’altra al dorso. Cadde semivivo ed ai suoi gemiti accorse un passante (il portinaio della fabbrica di fiammiferi), lo sollevò e l’accompagnò alla farmacia Cagliero ove gli furono prodigati soccorsi. Più tardi l’infelice fu condotto da due Guardie municipali all’Ospedale Mauriziano. Le ferite sono gravi». 

La fabbrica di fiammiferi, o zolfanelli, è quella fondata dal signor Luigi De Medici lungo la via Nizza, sul lato dei numeri dispari, all’altezza dell’attuale via Tiziano Vecellio. Occupa 9.000 m2 e dà lavoro a 550 operai (Covino, 1873). 

Usciti dalla Barriera di Nizza, percorriamo la rettilinea e alberata strada reale di Nizza. Camminiamo nella campagna, con la ferrovia di Genova, non interrata, alla nostra destra. Vediamo varie cascine: una, sulla nostra sinistra, chiamata Millefonti darà il nome ad una via, a un largo e al quartiere Nizza Millefonti che sorgerà tra il corso Bramante, il Po, corso Maroncelli e il Passante ferroviario.

Andiamo avanti e scorgiamo, sulla nostra destra, oltre la ferrovia, la piccola borgata del Lingotto. Nella notte dal 16 al 17 ottobre 1877, due contadini del Lingotto sono stati aggrediti da banditi di strada. La «Gazzetta Piemontese» del 22 ottobre scrive che «La scorsa notte» sono stati arrestati dalle Guardie di P. S. della Sezione Borgo Nuovo due giovani, indicati con le sole iniziali, B. G., di anni 25, falegname, da Mirafiori, e Z. G., di anni 22, di Avigliana, muratore, entrambi residenti a Torino, perché implicati nella rapina. Uno degli arrestati era armato di revolver.

Dalla strada reale di Nizza, possiamo scorgere, oltre il Lingotto, gli edifici della Generala, posti quasi sulla strada regia di Stupiniggi, al tempo si scrive proprio così, ma è sempre meglio dell’attuale orribile Unione Sovietica.

La Generala, che oggi si chiama Istituto Penale per Minorenni “Ferrante Aporti”, è una casa di correzione, un carcere minorile, dove opera anche il sacerdote Giovanni Bosco, futuro Santo. Ma le storie dei giovani reclusi della Generala le racconteremo un’altra volta.

Per ora basta dire che in piena campagna, all’altezza della borgata Lingotto, dalla strada reale di Nizza si stacca la strada antica di Moncalieri che attraversa il Sangone e, sempre nella campagna, raggiunge le poche case di Moncalieri poste sulla sponda sinistra del Po.

Nella notte dal 21 al 22 settembre 1877, lungo questa strada procedono, su un carretto tirato da un cavallo, due lattivendoli, Francesco Arduzzo e Michele Gerbino, che col loro garzone Lorenzo Allievo, da Torino se ne ritornano alla loro abitazione a Moncalieri. Giunti tra il ponte del Sangone e le Crocette, i lattivendoli si vedono accerchiati da quattro sconosciuti malintenzionati. Uno di questi, armato di rivoltella, intima al conducente di fermarsi e, forse per far capire che non scherza, gli spara un colpo che per fortuna va a vuoto. Alla detonazione, il cavallo si spaventa, si impenna poi si mette a correre.

I rapinatori, che vedono così la loro preda in fuga, si mettono ad inseguire il carretto, scagliandogli contro dei sassi ma senza colpirlo. Dopo un po’ desistono e se ne tornano indietro.

A questo punto lasciamo la parola al cronista della «Gazzetta Piemontese» del 24 settembre 1877 che riporta la notizia sotto il titolo «Grassatori e musi duri»: «Gli aggrediti sapete cosa fecero? Invece di correre spaventati a casa, girarono il cavallo e si posero a loro volta ad inseguire gli aggressori. Due di essi, i più svelti, poterono mettersi in salvo. Gli altri perdutisi di coraggio si accovacciarono dietro una siepe e vennero acchiappati dai tre lattivendoli, i quali fatti avvertire, per una terza persona, i carabinieri di Moncalieri, questi ebbero campo di arrestare i due malfattori e di condurli in carcere, non senza stenti però, poiché uno di essi, rivoltatosi al brigadiere che lo teneva per i polsi, lo percosse con pugni e calci, ed il povero militare fu costretto di menargli un colpo col calcio del moschetto alla testa per poterlo tradurre a Moncalieri. Né i Carabinieri finirono qui la loro faticosa operazione: essi stabilirono nella stessa notte un servizio di perlustrazione per le campagne e dopo qualche ora, a poca distanza dal luogo ove era avvenuta l’aggressione, arrestavano due individui sospetti che si ha tutta la probabilità di ritenere per i due fuggitivi della combriccola. Tutti assieme questi marioli sarebbero pure gli autori di altra grassazione perpetrata la notte del 1° settembre a danno di Giuseppe Dalbesio, a cui depredarono lire 50 in biglietti, una cartella del Debito pubblico della rendita di lire 50 ed un sacchetto di chiavi. Bravi lattivendoli e bravi carabinieri!».

Si conclude così la nostra ricognizione sulla “malvivenza” della Barriera di Nizza. Ci sia permessa una breve considerazione: se oggi capitasse un episodio analogo a quello dei nostri «musi duri» non osiamo neppure immaginare il coro unanime di riprovazione che i buonisti intonerebbero contro i nostri energici lattivendoli, indicandoli spregiativamente come «sceriffi». Molto probabilmente sarebbero inquisiti da qualche toga rossa. E forse anche il movimentato arresto operato dai Carabinieri non andrebbe esente da critiche e inchieste…

 

Covino A., Torino. Descrizione illustrata, Torino Libreria Luigi Beuf, 1873.

 

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