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Torino: via Pallamaglio e dintorni

Nella via, dal 1946 dedicata al socialista Oddino Morgari, avevano lo studio gli scultori Davide Calandra e Alessandro Casetti e si trova la Chiesa del Sacro Cuore di Maria

4 Luglio
11:00 2019

Via Pallamaglio, secondo quanto scrive Giuseppe Torricella nel 1868, situata nella Sezione San Salvario e aperta nel 1855, è così chiamata perché porta al luogo presso il Valentino che al tempo conservava ancora il nome di Pallamaglio, gioco che qui si svolgeva in una sorta di arena con palle e un piccolo martello di legno, come scrive anche Emilio Borbonese, nel 1878.

In questa via, oggi intitolata al politico socialista Oddino Morgari, avevano il loro studio due scultori. Al n. 35, nella casa all’angolo con corso Massimo d’Azeglio, vi era quello di Davide Calandra. Lo apprendiamo dalla guida “Augusta Taurinorum. Torino illustrata nelle sue Cose e nei suoi Cittadini”, edita nel 1901, dove leggiamo:

«Davide Calandra nacque a Torino nel 1856 fu allievo, prima del compianto Balzico, poi del Gamba e del Tabacchi all’Accademia Albertina.

Datosi dapprima all’arte leggera, allora in piena fioritura, non tardò a volger uno sguardo più cosciente sulla natura, trattando soggetti campestri, studi d’animali e di costumi campagnuoli. L’osservazione intensa della natura, nel libero ambiente dei campi, alla luce ed all’ aria, trasfuse nella scultura del Calandra lo spiccato elemento pittorico, che caratterizzò, da allora in poi, tutta l’opera sua. E questo sentimento pittorico domina pure l’arte monumentale eroica, alla quale si sentì attratto, in un nuovo periodo della sua vita artistica; arte sentita da lui e sviluppata in modo affatto personale, e fuori delle viete consuetudini. Nei bozzetti per un monumento a Garibaldi in Milano (1885), per quello di Napoli (1892), poi nei monumenti a Garibaldi in Parma (1893), ed al Principe Amedeo, che sorgerà in Torino nel 1902, la composizione monumentale più non consta di parti scultoree ed architettoniche essenzialmente tra loro distinte, ma si fondono in un tutto armonico scultorio e pittorico che compendia o la grande epopea dell’eroe che ne fu l’anima, o l’alta idea allegorica col Principe amato ed onorando».

Al n. 18 si trovava lo studio di Alessandro Casetti. Così scrive la guida “Augusta Taurinorum”:

«Fra gli anziani della scultura in Piemonte è doveroso accennare ad Alessandro Casetti, che nacque a Lanzo Torinese nel 1844. Entrò all’Albertina di Torino nel 1861, ed ebbe a maestri il Gamba ed il Vela.

Per dire di Casetti come patriota, ricorderemo che egli nel 1866 si arruolò come volontario con Garibaldi e fece la campagna contro l’Austria, combattendo a Combino ed a Bezzecca. Nel 1868 si recò a Roma e vi stette fino al1872, lavorando per conto proprio e presso gli studi dei primari artisti di colà. Ritornato in Torino, aperse studio proprio, esplicando il suo ingegno e la sua attività nella esecuzione di busti-ritratti, nel qual genere il Casetti fu sempre ed è tuttora apprezzato per la perfetta rassomiglianza che egli riesce ad ottenere.

Fra gli innumerevoli busti da lui eseguiti, ricorderemo quello del teologo Albert, che s’innalza sulla piazza parrocchiale di Lanzo; quello del teologo Arpino, fondatore della chiesa parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo in Torino, e che si ammira nella Chiesa stessa; e quello a Giovanni Toselli, drammatico, che si erge nel presbiterio del Teatro Rossini a Torino.

Il Casetti eseguì monumenti di non lieve importanza, come quelli per Vittorio Ferrero in Leynì, presso Torino, per G. B. Michelini in Centallo, per S. E. Lorenzo Eula, per Federico Garelli a Villanova Mondovì e molti altri pei Cimiteri di Torino, di Pinerolo, di Castelnuovo d’Asti, di Cuneo, ecc.

Il Casetti lavorò pure per l’estero, ed ultimamente eseguì per il Camposanto di Varsavia un grandioso monumento in bronzo dedicato alla famiglia Olszewsko, raffigurante l’Angelo della Carità, che sostiene il medaglione del benefattore defunto».

Lo studio di Alessandro Casetti era collocato nell’isolato delimitato dalle vie Pallamaglio (oggi Morgari), Principe Tommaso, Valperga Caluso e Belfiore. Non vi si trovano lapidi ma va notato che un opuscolo dedicato al Borgo San Salvario (2001) così ricorda questo isolato:

«Questa case di abitazione documentano il gusto eclettico della seconda metà dell’Ottocento. Sono un rilevante esempio di blocco edilizio uniforme pluriappartamento. Datate 1886 sulla cimasa, le case sono state costruite dall’impresa Calleri e Mossotto, molto attiva in quel periodo a San Salvario. L’intero isolato ha un disegno omogeneo di facciata composto, e anche le piante degli appartamenti sono organizzate secondo uno schema unitario».

Curiosa l’idea di ricordare il complesso edilizio e non l’artista che vi abitava…

Sempre in via Pallamaglio, all’angolo con via dei Fiori (oggi Belfiore) si trova la Chiesa Parrocchiale del Sacro Cuore di Maria, così descritta dalla guida “Augusta Taurinorum”:

«Fu iniziata, con fondi raccolti tra i fedeli, nel 1890. Ne diede il disegno l’ingegnere conte Carlo Ceppi e fu aperta al pubblico sulla fine del 1900. La sua forma è assai elegante ed estetica».

Quella che vediamo oggi non è quella del 1900: la chiesa infatti è stata gravemente lesionata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale ed è stata ricostruita negli anni ‘50 secondo un progetto simile a quello originario.

Di fronte al Sacro Cuore di Maria, al n. 14 di via Morgari, troviamo i Bagni e Lavatoi pubblici, edificio in stile liberty, costruito dall’ingegner Camillo Dolza dell’Ufficio Tecnico del Comune nel primo decennio del ‘900.

Concludiamo ricordando che la via Pallamaglio si collega alla Chiesa della Immacolata Concezione di via Nizza 47/49. Scrive Torricella (1868):

«Al n. 6 si trova una casa di educazione di povere orfane e abbandonate sotto l’invocazione dell’Immacolata Concezione. Il pio Stabilimento, fondato dall’abate teologo Filippo Giriodi di Monasterolo, è mantenuto e diretto dallo stesso generoso institutore, che vi ha consacrato molta parte del ricco suo censo. Le ricoverate sono in numero di 110, e vengono istruite in tutto quanto è necessario ad una modesta condizione».

L’Istituto dell’Immacolata Concezione è stato creato, nel 1854, dal Teologo Filippo dei conti Giriodi di Monasterolo, in una casa di via dei Fiori (Belfiore), ma, nel 1860, quando questa non è più sufficiente per l’accresciuto numero delle ragazze accolte e da accogliere, il teologo Giriodi ha trasportato l’Istituto nella sede di via Nizza angolo via Pallamaglio con l’annessa piccola chiesetta di via Nizza. Ma di questa chiesa avremo ancora modo di parlare in seguito.

Dal 30 gennaio 1946 un gran numero di vie e corsi torinesi perdono la denominazione precedente per assumerne una nuova, ispirata al bagaglio di valori dei vincitori: si cambia il nome delle vie di ispirazione fascista, di quelle dedicate a personaggi di Casa Savoia, qualcuna recupera quella precedente. La nuova denominazione della via Pallamaglio, ribattezzata via Oddino Morgari, ha motivazioni in verità poco comprensibili.

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