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Economia e finanza

Sacchetti Bio a pagamento, rivolta social.

Molti non ci stanno, e annunciano soluzioni alternative.

3 Gennaio
20:00 2018

Uno spettro si aggira per i social, e non si tratta della rivolta in Iran, e nemmeno l’attesa per il voto del 4 marzo, anche, se a ben pensarci, tutto questo potrebbe avere delle influenze.

A far imbufalire tanto il consumatore italiano, in questo principio di 2018, ci sta pensando l’emendamento furbescamente infilato nel DI Mezzogiorno durante il passaggio in Senato dal Governo che, recependo in maniera singolare una direttiva comunitaria del 2015, ha sancito l’obbligo di far pagare a tutti i componenti della Gdo (grande distribuzione organizzata) il sacchetto in cui vanno contenuti gli alimenti “sfusi e freschi”, ossia frutta e verdura.

Il costo unitario si aggira intorno ai 1-3 centesimi, con lo scopo di ridurre il consumo di plastica.

Per gli esercizi che non rispetteranno le nuove disposizioni si parla di multe che vanno dai 2'500 ai 25'000 Euro.
Apriti cielo.

E’ due giorni che sui social non si legge altro: invettive contro il nuovo balzello, accuse contro i politicanti, e, naturalmente, offese verso l’Europa.

Gira persino la foto di un acquirente che mostra quattro arance con sopra appiccicato lo scontrino. Si, direttamente sopra, senza alcuna busta di plastica. Un escamotage tanto semplice quanto inefficace, utile però per raccogliere caterve di “mi piace” tra i consumatori incazzati.

Alcuni supermercati si sono attrezzati e, cavalcando l’onda di malcontento, hanno preso a utilizzare buste di carta, gratuite, per distribuire frutta e verdura. Anche questo è marketing.

Ciò che rende odiosa questa legge, denuncia qualcuno, è che non si dà la possibilità al consumatore di utilizzare altre vie e, soprattutto, il sacchetto non può essere riutilizzato (per questioni igieniche, ndr). Dove sta la scelta ecologica?

C’è anche il rischio che quello che si perde in consumo di plastica lo si riacquisisca tramite inchiostro e rotoli per stampare chilometrici scontrini della spesa, ironizza qualcun altro.

In rete circola anche la voce che il decreto sia stato fatto in favore della piemontese Novamont, azienda leader nella produzione dei sacchetti biodegradabili e in qualche modo collegabile al mondo Renzi. Da Catia Bastioli, leader dell’azienda, la secca smentita, sottolineando come in Italia esistano oltre 150 realtà che si occupano di riconvertire l’economia puntando sull’ambiente.
Staremo a vedere. Sicuramente non è una mossa che l’ha danneggiata.

Il ping – pong tra chi difende questa legge e chi l’attacca ha riguardato anche le stime che tale provvedimento avrà sulle tasche degli italiani: secondo l’Osservatorio di Assobioplastiche il costo annuale di sacchetti per famiglie dovrebbe oscillare tra i 4,17 Euro e i 12, ipotizzando un consumo medio annuale per cittadino di 150 sacchetti. Una cifra risibile, anche alla luce del fatto che, a ben vedere, non si tratta di una spesa in più. Infatti il costo dei sacchetti che abbiamo utilizzato sino ad ora veniva spalmato sul prezzo finale del supermercato, come succede per tutti gli altri costi, come per esempio luce, riscaldamento e sicurezza.
Cambia solo il fatto che il prezzo della busta verrà pagata a parte, e segnata su uno scontrino.

Tutte spiegazioni che proprio non riescono a chetare l’ira del consumatore che, stancamente, ogni anno vede spuntare fuori qualche gabella nuova: vuoi l’energia, vuoi la benzina, vuoi le autostrade, i primi di gennaio spesso coincidono con aumenti più o meno cospicui delle spese.

E anche la formula magica del “ce l’ha detto l’Europa” inizia a stancare, specie se si fa una comparazione con gli altri stati del Continente: a recepire in questo modo la direttiva ci ha pensato solo la Francia, in tutti gli altri Stati il famigerato sacchetto resterà gratuito.

Considerazioni vane, ormai la legge c’è e bisognerà pagare.
La rivolta ben presto si scioglierà come neve al sole.
Resterà l’eco delle polemiche, e chissà che un sacchetto di plastica a pagamento non possa influire sulle elezioni più di quanto si creda.

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