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Politica Locale

Il Sud Italia e le periferie di Appendino

I Cinquestelle vincono nelle regioni più povere, il caso Torino però insegna qualcosa

10 Marzo
09:00 2018

Da quando esiste la nostra Repubblica, abbiamo sempre assistito alla grossa frattura tra un Nord più ricco, con maggiori opportunità, con benessere e un Sud povero con emarginazione, alti tassi di disoccupazione e piaghe come mafia, ‘ndrangheta e camorra.

I partiti del passato, sia quelli della Prima Repubblica, come DC, PSI e PCI, che quelli della Seconda Repubblica, quali Forza Italia e PD, hanno raccolto voti sostanzialmente omogenei su tutto il territorio e di conseguenza in grado di offrire politiche in grado di abbracciare quasi tutti.

La novità di questa ultima tornata elettorale è che questa spaccatura tra Settentrione e Mezzogiorno si è riflessa in maniera inequivocabile sui vincitori, quasi come se ogni parte di Italia avesse deciso di votare il “proprio” partito: la Lega al Nord e il M5S al Sud.

In effetti, se andiamo ad analizzare le due voci principali di queste due forze politiche, appare evidente come la flat tax al 15% sui redditi vada a favorire soprattutto il Settentrione, zona del Paese in cui il reddito da lavoro i cittadini lo hanno; mentre il reddito di cittadinanza sembra più consono al Meridione in cui la platea dei redditi molto bassi o di coloro che non ce l’hanno poiché disoccupati è certamente più ampia.

Entrambe le proposte, seppur molto diverse, poiché la flat tax farebbe diminuire le entrate per il bilancio dello Stato mentre il reddito di cittadinanza ne farebbe aumentare le uscite, hanno in comune un possibile, benché non certo, dissesto per il nostro già altissimo debito pubblico.

Ragionando in casa nostra, Torino è città indubbiamente del Nord Italia ma, a differenza dei maggiori capoluoghi del Settentrione, soprattutto quelli del Nord-Est, che ha nelle periferie un grosso problema di disagio, abbandono, disoccupazione giovanile, ragion per cui il M5S ebbe modo di raccogliere così tanto consenso quasi due anni fa con l’elezione di un sindaco pentastellato.

Non sappiamo ad oggi se e come Di Maio e il suo eventuale Governo riusciranno a racimolare quanto servirebbe per dare un reddito di cittadinanza a coloro che ne avrebbero bisogno, ma intanto sappiamo come il Mezzogiorno di Torino, costituito principalmente dalle periferie, abbia avuto un drastico taglio dei fondi, abbia sofferto per  il mancato impegno da parte del sindaco Appendino di incontrare le circoscrizioni come promesso, sino a determinare una perdita di voti piuttosto consistente.

Tutto ciò non vuol significare che il sindaco di Torino abbia volontariamente dimenticato le periferie, ma deve solo farci riflettere su un fatto: se allo sbandierare l’aiuto alle periferie in campagna elettorale di Appendino del 2016 non è seguito un impegno concreto di stanziamento per mancanza di fondi, cosa accadrà alle periferie d’Italia che sono il Meridione dopo lo sbandierato aiuto del reddito di cittadinanza se il debito pubblico è già così alto?

Non sarà forse il caso di domandarsi se il problema dei fondi per le periferie a Torino e del reddito di cittadinanza per il Sud Italia non siano legati più al fatto che bisogna prima trovare i soldi e non perché il Sistema Fassino e il Sistema PD non li volevano distribuire?

Questo Paese ha un enorme bisogno di rilanciare il lavoro e al momento sia la flat tax che il reddito di cittadinanza appaiono più come soluzioni per lasciare o dare qualche soldo in più in tasca ai cittadini piuttosto che soluzioni in grado di far ripartire il mondo del lavoro.



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