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Economia e finanza

Reddito di cittadinanza: in Europa manca solo a Italia e Grecia

Una riflessione sui vari modelli presenti e perché potrebbe rivelarsi una buona scelta.

12 Marzo
18:00 2018

 

Il reddito di cittadinanza è la proposta vincente del Movimento 5 stelle. Quella che, probabilmente insieme alla lotta alla malapolitica unita a un filo di populismo, ha portato i grillini a superare il 30% alle elezioni.
In campagna elettorale Forza Itala ha provato a scopiazzare questa idea, marchiandola come reddito di dignità, anche se ciò non è stato in grado di convincere l’elettorato a votarli in massa. O semplicemente è stata premiata l’originalità dei 5 Stelle, che già da anni parlano di un reddito minimo garantito e nel 2014 hanno depositato in Parlamento una legge per la sua discussione.

L’idea di garantire un salario di sopravvivenza pare far inorridire molti, che da una parte sostengono come sia necessaria una quantità enorme di soldi (stimati in 29 miliardi di euro) e dall’altra ne sottolineano gli effetti perversi che tale legge potrebbe avere: ci si chiede quanti sarebbero disposti a lavorare per mille euro al mese quando, rinunciando a poche centinaia, si potrebbe stare comodi a casa guadagnandone in stress, salute e tempo libero.

Tuttavia a volte ci si dimentica di dire come tale aiuto economico sia vincolato a una serie di impegni da parte del richiedente senza i quali non si otterrebbe nulla: la ricerca attiva del lavoro, naturalmente, è al primo posto.
Dando un’occhiata negli altri Paese europei ci si accorge come solo l’Italia e la Grecia siano esenti da questo ammortizzatore: nel Belpaese da poco è sto introdotto il Rei (Reddito di Inclusione), che però si rivolge a una platea più ridotta di persone e non ha lo stesso valore dello strumento proposto dai grillini.

I Paesi scandinavi risultano i più avanzati sotto questo punto (fosse solo questo): un single over 25 può arrivare a recepire fino a 1’325 euro mensili, che superano i 1’700 se ci sono figli di mezzo: naturalmente tale aiuto può essere sospeso qualora il richiedente rifiuti i lavori proposti, che però devono essere un minimo coerenti con il proprio Cv.
Nel Regno Unito si chiama Income Support, va dai 56 ai 71 pound a settimana, a cui vanno aggiunti gli aiuti per l’affitto e il mantenimento di eventuali figli a carico.
I cugini d’oltralpe utilizzano il Revenu de Solidarité Active che va dai 460 euro mensili ai 966 per nucleo familiare con due figli: per evitare che ciò disincentivi la ricerca di un lavoro il governo francese paga anche qualora si riuscisse a ottenere un lavoro a basso reddito: chiaramente l’importo cala all’aumentare della cifra percepita
In Germania vige l’Hilfe zum Lebensunterhalt, letteralmente un “aiuto per il sostentamento, un complesso insieme di piccole somme elargite singolarmente (affitto, riscaldamento, buoni scuola, mensa, ecc), che può crescere notevolmente: ciò vale solo per i cittadini tedeschi, mentre per i rifugiati e gli immigrati regolari vi è il Social Security.

In Olanda hanno il Wilk, in Irlanda Il Back to work allowence, in Belgio l’anti povery plan, e così via in tutta Europa. Cambiano i nomi e gli importi ma il meccanismo resta sempre lo stesso: per accedervi è necessario provare d’essere disoccupati e impegnati nella ricerca di un occupazione.
Una puntualizzazione è corretta: vari studi hanno provato come il salario minimo garantito non serva ad arginare le sacche di povertà nei paesi in cui viene applicato, eccezion fatta per i Paesi Scandinavi dove, appunto, le cifre sono sostanzialmente più elevate.

Nella proposta grillina depositata alla Camera, il Reddito di cittadinanza andava dai 780 euro al mese per un singolo senza figli a carico ai quasi 2000 per i nuclei familiari di cinque persone di cui tre sotto i 14 anni. Collegato a tale esborso, ovviamente, vi dev’ essere l‘impegno da parte del cittadino a seguire corsi di aggiornamento, formazione; la partecipazione a progetti comunali e, più in generale, dimostrare di dedicare almeno due ore al giorno alla ricerca del lavoro: i beneficiari perderanno il sostegno qualora rifiutassero per ben tre volte le offerte di lavoro proposte dal centro per l’impiego che, sempre secondo la logica di Di Maio, sarebbero potenziati.

Messa così la proposta sembra ragionevole, e nemmeno tanto campata in aria.
Certo l’Italia a differenza di gran parte dei paesi europei si trova con un debito pubblico enorme, costantemente bacchettata dall’Europa, che chiede sobrietà e rigore nei conti: difficile venga dato il via libera a una proposta tanto esosa. E, ostacolo ancora più evidente, nel Paese dei falsi invalidi, delle beggiature in pigiama e delle Regioni con più guardie forestali che alberi, saremmo abbastanza maturi da non inventarci qualsiasi trucco per goderne? Dubitare è lecito …

 

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