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L’accoglienza tradita di due grandi città italiane

Grande rabbia e rimpianto

7 Novembre
09:30 2019

Che i buoni cittadini di Napoli abbiano scelto come sindaco Luigi De Magistris è una verità inconfutabile. Così come è inconfutabile ed innegabile che i cittadini di Palermo abbiano eletto a loro sindaco Leo Luca Orlando.

Ambedue questi personaggi sono perdutamente innamorati degli immigrati africani e ne vorrebbero accogliere tanti nelle due città che amministrano.

Nonostante i problemi che tormentano la sua città, che occupa da sola nei telegiornali, metà dello spazio dedicato alla malavita del nostro paese, il De Magistris pensa giorno e notte ad arricchire Napoli di nuovi contributi etnici e culturali portati dagli immigrati magrebini ed africani.

Non gli è sufficiente la prossimità dell’abitato di Castel Volturno, dove già vivono quasi ventimila africani e dove tutto il litorale è invaso da migliaia di case abusive.

C’è a sinistra, come al solito, che sostiene che questi immigrati, anche se in gran numero, sono poco o per nulla visibili. Ma sono invisibili, e questo il De Magistris non può non saperlo, perché ogni giorno scendono a Napoli dove le organizzazioni della camorra li arruolano per incaricarli del commercio di ogni genere di droga.

Nonostante il fatto che questi dati siano noti in tutto il mondo, il De Magistris non vede l’ora di accogliere nella sua città qualche migliaio di nuovi immigrati provenienti dal terzo mondo.

Nella trascorsa estate, insofferente ed intollerante al blocco degli sbarchi decretato dall’allora ministro Salvini, aveva deciso di agire in proprio. E si era proposto, in collaborazione con il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, di allestire una grande flottiglia di imbarcazioni, che partendo dal golfo di Napoli, doveva raggiungere la Libia o la Tunisia, dove raccogliere il maggior numero possibile di africani per portarli nella sua città. Progetto abbandonato a malincuore, perché ben poche imbarcazioni si erano presentate al suo appello.

L’altra città che, in fraterna solidarietà con il suo sindaco, soffre per la carenza di immigrati africani è Palermo.

Leo Luca Orlando aveva proposto al collega napoletano De Magistris di affiancare a quelle napoletane anche un certo numero di imbarcazioni siciliane. La grande sete di carità che affratellava i due sindaci e le loro città li aveva fatti pensare in grande.  Si proponevano, con questo tipo di crociata capovolta, non solo di raccogliere quegli africani che con i loro gommoni erano in procinto di affondare in mare, ma anche di sbarcare nei  porti libici, per liberare dai campi di concentramento coloro che vi erano reclusi.

Il Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, era noto fino ad oggi solo per l’odio manifestato nei confronti  del giudice Falcone.

Ma la rabbia provata per il fallimento del progetto concordato con il De Magistris lo ha portato ad un’altra stravagante risoluzione: quella di dedicare uno dei corsi più importanti di Palermo nientemeno che a Yasser Arafat, uno dei peggiori guerrafondai del secolo, insignito, dal consesso di cervelli surgelati del nord Europa, del Premio Nobel per la pace.

Oggi, ulteriore abbondante sale sulle ferite dei due sindaci di Napoli e di Palermo e sulle loro popolazioni lo sta spargendo senza riguardi anche il neo ministro degli interni Luciana Lamorgese.

La speranza di poter ricevere degli immigrati era rinata quando la allegra ed affascinante ex prefettessa di Milano, succedendo a Salvini, aveva aperto tutti i porti. Napoletani e palermitani con i loro amati sindaci si ritenevano finalmente in pole position e festeggiavano.

Purtroppo la neo ministra, dopo un inutile incontro a Malta con funzionari di altri stati e dopo avere ricevuto assicurazioni sulla distribuzione dei migranti (ma solo di quelli che non potevano creare problemi), aveva annunciato che stava lavorando alla preparazione del solito, immancabile tavolo che, a seguito di altre riunioni e dopo il placet dei governi interessati, doveva, qualora fosse stato trovato un accordo, stabilire la rotazione dei porti destinati ad accogliere.

La speranza di Luigi De Magistris e del buon Leoluca si è  subito riaccesa. Hanno però potuto constatare amaramente che, non solo la rotazione dei porti di accoglienza era ancora di là da venire, ma che la simpatica Lamorgese non aveva mai pensato di inserirvi Napoli e Palermo.

I due sindaci si sono incontrati e si sono consolati a vicenda. Addio ai loro sogni di ripopolare con gli immigrati quartieri poveri di abitanti come quelli spagnoli di Napoli o quello dello zen di Palermo.

Luciana Lamorgese stava infatti destinando alle navi ONG battenti bandiera spagnola, svedese, olandese, francese, germanica, inglese ed australiana, in arrivo alla ricerca di porti spalancati e sicuri, solo i moli di Lampedusa e quelli di Taranto e di Pozzallo.

(Immagini  Il Secolo XIX -Wirtshafts Woche Online - Theworldnews.net)

 

 

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