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Pensieri in tempesta contro il mondo globale. Di Laura Tecce.

11 Agosto
08:00 2019

Il sangue e la terra. Vi sono forse elementi più evocativi, più forti, più potenti, sia a livello semantico che simbolico, di significante e significato, di questi due elementi? Vi sono forse due termini che più di ogni altro rimandano alle origini, all’identità, all’appartenenza profonda?

 

“Sangue e terra. Pensieri in tempesta contro il mondo globale” (Passaggio al bosco, 2019, collana Bastian contrari, 174 pagine, 15 euro) di Gian Marco Concas, capitano della C-Star, la nave degli identitari europei che al largo delle coste libiche ha documentato e smascherato i traffici delle Ong, ci svela i meccanismi dell’omologazione mondialista, i reali intenti di chi vuole imporci un’immigrazione di massa presentata come ineluttabile, gli sconcertanti piani dei “signori della globalizzazione”.

 

Una disamina che parte dall’Inghilterra del Commonwealth per terminare nell’Italia del terzo millennio, a testimonianza di come il fil rouge che lega eventi storici a differenti epoche e latitudini sia il tentativo di distruggere l’identità in nome di una società liquida: l’esaltazione di una presunta modernità (in contrapposizione col concetto di tradizione) che tutto tollera in nome di un pericoloso relativismo culturale e di uno sfrenato individualismo.

 

Ilgiornale.it

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