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Cultura

«Storia della Massoneria in Italia dal 1717 al 2018», a Cuneo

Il nuovo libro del professor Aldo A. Mola sarà presentato presso il Circolo 'l Caprissi giovedì 20 settembre

15 Settembre
12:00 2018

A Cuneo, giovedì 20 settembre, si terrà la prima presentazione del nuovo libro del professor Aldo A. Mola, intitolato “Storia della Massoneria in Italia dal 1717 al 2018 (Bompiani, 2018), presso il Circolo ‘l Caprissi in piazza Boves n. 3, alle ore 18:00.

Con l’Autore, nato a Cuneo nel 1943, storico e saggista, editorialista di “Il Giornale del Piemonte e della Liguria”, interverranno il professor Elio Ambrogio del Circolo Alpi Marittime e il professor Gianni Rabbia della Associazione di Studi Storici “Giovanni Giolitti” di Cavour (Torino).    

 

Il volume di Mola non ha neppure un rigo in comune con le precedenti edizioni della sua Storia della massoneria italiana (1976 e 1992, più volte aggiornata e ristampata). Opera del tutto nuova, è scritta sulla base di imponente documentazione inedita e con molti quesiti aperti. Per esempio, perché l’ingegnere Carlo De Benedetti nel 1975 decise di entrare in una loggia massonica di Torino e ci rimase tre anni? Perché nel Giubileo della Misericordia papa Francesco ha ribadito la “condanna” dei massoni, mescolandoli a neopelagiani e neognostici? Perché il Movimento Cinque Stelle, la Lega, Liberi e Uguali vietano le logge ai loro iscritti o simpatizzanti? È davvero attendibile la Relazione della commissione antimafia presieduta da Rosy Bindi che definisce la massoneria “sostanzialmente segreta”? Quale sorte avranno le logge italiane nei prossimi anni? L’Italia è sotto osservazione internazionale anche per la massonofobia dilagante.

La nuova Storia della massoneria in Italia è sintetizzata dal sottotitolo: “Tre secoli di un Ordine iniziatico”. Dal Settecento a oggi in trecento anni le logge hanno vissuto solo dieci anni di vera libertà, sotto le Aquile di Napoleone I (1805-1814). Introdotta dall’estero (Gran Bretagna, Germania e Francia) la massoneria fu policentrica e priva di un “progetto Italia”, all’epoca inesistente.

Vietata e perseguitata dopo la Restaurazione del 1814, con la proclamazione del regno d’Italia (1861) essa faticò a darsi unità e programma organico, tra Mazzini (che non fu mai massone, come non lo fu Cavour), Garibaldi, che appena eletto gran maestro si dimise, e figure che organizzarono una massoneria lontana dalle Costituzioni originarie del 1723. Solo con Adriano Lemmi (1885-1896) la massoneria operò a fianco dello Stato: il Re, il governo (presieduto da Crispi), la cultura alta (Giosue Carducci), ma fu travolta da dissidi eterodiretti dalla Francia, da divisioni politiche e da un diluvio di condanne papali e di romanzi scandalistici antimassonici.

Nel ventennio seguente il Grande Oriente d’Italia imboccò la via dell’opposizione repubblicana e della “rivoluzione”, ma venne martellato da socialisti (che su impulso di Mussolini cacciarono i massoni dal partito), clericali, nazionalisti e da Benedetto Croce che la irrise perché pacifista e umanitaria. Nel 1914 il Grande Oriente assunse l’avanguardia dell’interventismo in una visione italocentrica di una guerra che era ormai europea e divenne mondiale, ma fu battuto in velocità e duttilità politica dai nazionalisti e dal massonofago Mussolini, l’ex socialista che poi fondò i fasci di combattimento e, giunto al potere nel 1922, in pochi anni disintegrò la massoneria, costringendola allo scioglimento, dopo un lungo drammatico braccio di ferro. 

Sulla base di inediti, Mola documenta quanti gerarchi fascisti vennero iniziati massoni nella Gran Loggia d’Italia, sorta nel 1908-1910, prima e dopo la proclamazione di incompatibilità tra massoneria e fasci: Giuseppe Bottai, il “fascista critico”, Italo Balbo, quadrumviro della Marcia su Roma, Giacomo Acerbo, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Edmondo Rossoni, capo dei sindacati fascisti, e il celebre scrittore Curzio Malaparte. Molti massoni entrarono a vele spiegate nei Rotary, protetti dal presidente onorario Vittorio Emanuele III. Altri, come Giuseppe Belluzzo, Alberto Beneduce, ideatore dell’IRI, il fossanese Balbino Giuliano, ministro dell’Educazione, furono chiamati al vertice del Paese.

Dopo il crollo del regime (1943), la Massoneria si riorganizzò. Era e rimase divisa (Grande Oriente, Gran Loggia, che presto iniziò anche le donne, Federazione del Diritto Umano, obbedienza mista sin dall’origine) e continuò a fare i conti con scomunica pontificia, ostilità della Democrazia cristiana, condanna da parte del Partito comunista, che la liquidava come borghese, e dell’estrema destra liberticida.

In Italia, però, l’antimassonismo non è radicato solo in partiti e chiese. Sconta anche le ripercussioni di un malinteso “esoterismo” e dei conflitti tra obbedienze massoniche, a lungo reciprocamente ostili. Nella ricostruzione di Mola la Massoneria risulta dunque un fiume carsico, quasi sempre ai margini dello Stato, circondata da un’opinione pubblica sospettosa e ostile, a differenza di quanto accade nei Paesi più liberali, dagli USA alla Gran Bretagna, dalla Francia all’Europa settentrionale, alla Spagna.

L’Appendice del libro contiene inediti come le “Istruzioni segrete” di David Levi su scopo e organizzazione della Massoneria (1861), l’ evaporazione del Tesoro massonico dopo lo scioglimento del 1925, l’azione dei massoni in esilio e i legami tra Massoneria e Casa Savoia. L’unico Savoia sicuramente massone, ricorda Mola, fu una donna: la Principessa di Lamballe, linciata dalla plebaglia parigina nel settembre 1792...

L’Italia non ha un “partito dello Stato”. La massoneria cercò di divenirlo, ma durante tre secoli rimase poco e mal conosciuta, mai “riconosciuta”. Oggi è tra l’incudine di una nuova scomunica pontificia e il martello di partiti e movimenti che vogliono limitarne la libertà, in contrasto con la Costituzione vigente. Con rigore storiografico, l’opera di Mola non esprime “giudizi”. Offre documenti e apre il dibattito.

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