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Cultura

«Dallo Statuto Albertino alla Costituzione della Repubblica Italiana», a Torino

Il “Gruppo Croce Bianca”, Associazione storico culturale piemontese, ha festeggiato il suo XXV anno di fondazione con un convegno storico di elevato spessore culturale

17 Giugno
13:00 2019

A Torino, nel pomeriggio di mercoledì 12 giugno, nella Sala Codici del Museo del Risorgimento, si è tenuta la Conferenza giubilare del “Gruppo Croce Bianca”, Associazione storico culturale piemontese, per il suo XXV anno di fondazione, dal titolo «Dallo Statuto Albertino alla Costituzione della Repubblica Italiana».

Ha esordito il Conte Alessandro Cremonte Pastorello di Cornour, Presidente Fondatore del “Gruppo Croce Bianca”, per ricordarne la nascita, 25 anni or sono e le sue finalità. Visibilmente commosso, il Presidente ha saputo superare i suoi gravi problemi di salute ed è apparso veramente all’altezza della situazione raccogliendo l’affetto e la stima, ben meritate, di tutti i presenti.

Ha aperto i lavori della Conferenza «Dallo Statuto Albertino alla Costituzione della Repubblica Italiana» il Professor Aldo A. Mola, Storico presso l’Università Libera di Bruxelles, con la sua relazione “Dal Re per grazia di Dio alla sovranità del popolo: quadri di Costituzioni”. Prima di entrare nel cuore dell’argomento il professor Mola ha letto i messaggi di saluto indirizzati dalle altezze reali Amedeo e Maria Gabriella di Savoia.

Mola ha presentato l’adesione della Associazione di Studi Storici “Giovanni Giolitti” poi ha sostenuto, scostandosi da interpretazioni storiche diverse, che lo Statuto Albertino nasce come prodotto autoctono del vecchio Piemonte. Ha ricordato l’importanza della nascita di poco precedente della Deputazione Subalpina di Storia Patria. Carlo Alberto, sebbene afflitto da un pensiero cupo come ricordava Luigi Des Ambrois de Névache, seppe captare l’esigenza di un rinnovamento dello Stato. Lo Statuto era stato preceduto nel 1847 dalla riforma degli enti locali che prevedeva l’elettività delle cariche comunali, provinciali e divisionarie.

Mola ha ricordato brevemente la genesi dello Statuto, con i vari apporti delle “intelligenze” del Regno, e ha sottolineato il fatto che non doveva apparire strappato dalla piazza ma frutto di un consenso profondo di cui il sovrano si faceva interprete, visione importante anche nei confronti degli osservatori stranieri al tempo presenti in Torino capitale. Ha poi illustrato il Preambolo dello Statuto soffermandosi sugli aspetti che preludevano al processo di unificazione nazionale, evidenziato in seguito dall’adozione del Tricolore italiano.

Mola ha poi considerato veri aspetti dello Statuto, il suffragio ristretto, le garanzie per la Corona, la scelta della legge salica, l’articolo 24 (“tutti i regnicoli sono uguali davanti alla legge”), la scelta della religione cattolica e la tolleranza degli altri culti. Questa opzione anticipò la concessione dei diritti civili e politici agli Ebrei che poterono così entrare anche nelle forze armate quando nessun altro regno del tempo lo permetteva.

Lo Statuto del 1848 sarebbe durato fino al 1947. Dalla sua proclamazione alla battaglia di Novara (1849) vi furono 7 diversi governi, in poco più di un anno, con tre legislature fino al Proclama di Moncalieri, espressione delle difficoltà che il Piemonte incontrava nella sua trasformazione in monarchia parlamentare. Ma lo Statuto poté reggere a questo e ad altri momenti di crisi, questa la conclusione della relazione di Mola.

Il Professor Aldo G. Ricci, Sovraintendente emerito dell’Archivio Centrale dello Stato, ha relazionato sul tema “La Genesi della Costituzione nei rapporti tra i governi e l’Assemblea Costituente”.

Ricci ha citato in apertura la battuta “L’Italia è una repubblica nata per regio decreto” per poi ricordare che i meccanismi che hanno portato alla repubblica erano stati attivati durante il periodo regio. Dopo aver illustrato il regime della Luogotenenza, inventato da Enrico De Nicola con l’allievo Giovanni Leone, che con formula geniale indicava Umberto come Luogotenente del Regno e non del Re e la Consulta per il Referendum, Ricci ha ricordato i pericoli di guerra civile con un bagno di sangue, scampati grazie al comportamento di persone per bene di Alcide De Gasperi e del Re Umberto II, salito al trono il 9 maggio 1946, e che il 13 giugno 1946 scioglieva le forze armate e i carabinieri dal giuramento di fedeltà alla Corona ma non alla Patria.

Ricci ha concluso mettendo in risalto le grandi virtù umane di De Nicola, primo presidente della repubblica di fede monarchica.

La terza relazione, del Professor Tito Lucrezio Rizzo, Avvocato già consigliere per la sicurezza, della Presidenza della Repubblica, aveva il titolo “La Costituzione Italiana tra innovatività e continuità con lo Statuto Albertino”.

Rizzo, nel suo appassionato intervento ha spaziato, anche per conoscenza diretta, su vari aspetti presenti e passati del Quirinale per affermare l’importanza della sua apertura ai giovani e ricordare aspetti poco noti della presidenza di Luigi Einaudi come l’acquisto di penicillina da distribuire gratuitamente a malati indigenti e l’offerta ai poveri di un pranzo con personale in livrea e vasellame in uso per re e capi di stato. Ai primordi della Repubblica, per la gestione del Quirinale non vi è stata una “rottamazione” di uffici e dipendenti, si è cioè privilegiata la capacità e non l’appartenenza politica, scorciatoia dei mediocri. La Repubblica si è così avviata su binari monarchici.

Rizzo ha ricordato la genesi della Costituzione, di tipo rigido a garanzia delle minoranze, la poco nota partecipazione di tre italianisti per renderne il linguaggio comprensibile a tutti, i pericoli della demagogia, anticamera della dittatura, e i valori illustrati nei primi 12 articoli che non possono essere mutati.

Ha ancora preso brevemente la parola il professor Mola, per la conclusione dei lavori.

Il Presidente Pastorello di Cornour ha salutato i partecipanti all’incontro poi ha chiamato a sé i componenti storici dell’Associazione “Croce Bianca” per annunciare il suo dono personale alla Biblioteca sociale di un prezioso epistolario della famiglia Valperga.

L’incontro ha accortamente unito agli aspetti commemorativi di “Croce Bianca” a un convegno storico di elevato spessore culturale con contributi di qualificati esperti e si è concluso con un cocktail nei suggestivi spazi del Museo del Risorgimento di Torino. Tra le Autorità presenti in sala vi erano il Presidente di Assoarma generale Franco Cravarezza, i generali in congedo Lodovico Triscari, Giorgio Blais e Oreste Bovio, il vicesindaco di Viù Alberto Guerci, il professor Giangiorgio Massara, critico d’arte, il presidente dell’Associazione di Studi Storici “Giovanni Giolitti” cav. Alessandro Mella nonché rappresentanze della Regione Militare Nord Ovest, delle Guardie d’Onore del Pantheon, dell’Associazione “Le Armi del Re”, dell’Associazione Amici del Museo dell’Artiglieria, dei Caffè Culturali Viù e di numerose altre.

 

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