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Cultura

La consulta dei Senatori del Regno ricorda Umberto I

Nel 119° del delitto peggiore del secolo (di Aldo A. Mola, Presidente della Consulta dei Senatori del Regno)

Umberto I, Re d'Italia dal 1878 al 1900
30 Luglio
10:30 2019

“Civico20News” si unisce alla Associazione di Studi Storici “Giovanni Giolitti” di Cavour (TO), per contribuire alla divulgazione di questo comunicato della Consulta dei Senatori del Regno dai contenuti di grande interesse storico (m.j.).

 

 

Il 29 luglio 1900 l’anarchico Gaetano Bresci mise a segno un complotto internazionale, tuttora da esplorare in tutti i suoi retroscena e nelle sue connivenze locali, uccidendo a Monza Umberto I. L’obiettivo era destabilizzare la monarchia in Italia e accelerare la repubblicanizzazione d’Europa, poi dilagata al termine della rovinosa Prima guerra mondiale.

 

Con l’assassinio del Re si chiudeva l’ultimo quarto dell’Ottocento, che aveva veduto l’Italia varare le grandi riforme concepite dalla Sinistra storica e dalla dirigenza che, lasciate alle spalle antiche e ormai superate contrapposizioni, pose mano a trasformare il Paese da accozzaglia di staterelli in Potenza europea, anche con l’assunzione di un ruolo protagonistico nella politica coloniale.

 

Chi si illudeva di abbattere la Monarchia uccidendo il Re errò. L’Italia aveva una classe dirigente diplomatico-militare e politico-amministrativa diffusissima e di alto sentire. L’Esposizione torinese del 1898, nel cinquantenario dello Statuto, aveva già verificato le prime pubbliche convergenze tra cattolici e liberali, nelle loro varie tendenze, da autoritarie (Sonnino) a progressiste (Giolitti), tutte dedite al Bene inseparabile del Re e della Patria.

 

L’Europa e l’America, a sua volta segnata da attentati mortali ai Presidenti degli USA, attoniti attesero di conoscere la condotta del successore del Re Buono. Il trentunenne Vittorio Emanuele III, nel solco del Padre, dell’Avo, “Re Vittorio”, e di Carlo Alberto, il Re Magnanimo, annunciò un programma di ampie costruttive riforme liberali avviate dall’ottantenne Giuseppe Saracco, Presidente del Senato, e sviluppate nel quindicennio seguente da statisti quali i presidenti del Consiglio dei Ministri Zanardelli, Giolitti, Fortis, Sonnino e Luzzatti.

 

L’Italia stupì il mondo per compattezza, unità, ordine interno, progresso economico, riforme sociali, ascesa culturale. Tra i molti, le dettero voce Carducci, premio Nobel per la letteratura, e Giovanni Pascoli, latinista e dantista insigne, magistrati, scienziati, artisti, docenti. Era l’“Italia in cammino”, vaticinata dai patrioti con la guida dei Re.

 

Onore alla Monarchia sabauda, tutt’uno con la storia della Grande Italia.

 

Ag. Am., 29 luglio 2019

 

Aldo A. Mola

Presidente della Consulta dei Senatori del Regno

 

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