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Cultura

Incontro con Michele Bonavero, autore del Testo "Proverbi Piemontesi"

8 Aprile
12:00 2016

Capita, ormai di rado, almeno in Torino città, di ascoltare una conversazione in piemontese. Sembrerebbe che parlare in dialetto sia una consuetudine sempre più rara, confinata in pochi ambienti legati a tradizioni familiari, vecchie famiglie rimaste fedeli alla tradizione. In realtà la lingua piemontese è più viva di quanto si possa immaginare e lo apprendiamo da Michele Bonavero, autore di numerose pubblicazioni in dialetto, che incontro in occasione della presentazione della sua ultima fatica: "Proverbi Piemontesi" edito da "Il Punto Piemonte in Bancarella" tenutasi nella neonata, ma già molto attiva, libreria all'interno del  Garden Le Serre a Chieri, uno spazio che ha tutte le carte in regola per diventare un brillante centro culturale, un punto di riferimento per per tutto il chierese e dintorni.   Sono curioso di sapere come nasce la raccolta di proverbi, quale sia stato lo stimolo che lo ha spinto a dedicarsi ad un simile lavoro. 

prov veroMichele Bonavero, 62 anni ben portati, sorride sotto i baffi e mi descrive volentieri il suo lavoro. "Il libro che presento è la seconda edizione da me preparata. L'ho arricchita molto rispetto ad una  precedente.  Ho aggiunto più materiale, è un'edizione quasi raddoppiata per numero di proverbi e vuole essere, non solamente una raccolta di proverbi a caso, ma li ho catalogati per argomenti, in maniera tale  che si possa ricavare un'impressione da quei brevi lampi di saggezza popolare che sono i proverbi. Da questi si ricavano facimente indicazioni su quel che è il carattere dei piemontesi, quello che rappresenta la morale spicciola del popolo nel corso dei secoli. E' ovvio che questo libro non ha la pretesa di raccoglierli tutti, proprio perché ce ne sono ancora molti altri che devono essere ancora catalogati e raccolti".

"I proverbi sono un enorme  patrimonio di saggezza popolare raccontano momenti di vita attraverso espressioni colorite e argute, rappresentano l'essenza di una filosofia verbale legata al quotidiano, molto genuina. Sono momenti di vita che la saggezza popolare ha saputo cristallizzare in una unica espressione molto concisa, ma molto vigorosa contenente l'essenza del carattere, nel caso della nostra regione, tipica  della lingua piemontese, mettendo in luce il vero spirito di quelli che vengono definiti, secondo me, ma non solo, "Bogianen".

"I proverbi contengono un'anima contenente la soma di un numero infinito di esperienze che si sono succedute  nel corso dei secoli quando la vita era molto più difficile e grama, un'epoca in cui vi erano il silenzio ed il tempo per pensare   prerogative queste che permettevano una profonda osservazione dell'ambiente in cui ci si veniva a trovare. In mancanza della possibilità di utilizzare un cellulare, un computer si parlava di più e si scriveva molto e così per poter trasmettere le proprie esperienze alle generazioni successive, nasceva il proverbio: poche parole che valevano un discorso, ma meno noioso e più efficace,nella sua brevità, a trasmettere un insegnamento, legato alle tradizioni del luogo che non veniva dimenticato".Sono state consegnati così alle generazioni successive le informazioni necessarie  a non incorrere negli stessi errori. L'efficacia del proverbio ne ha favorito la diffusione, e la sua conservazione fino ai giorni nostri".

Di fronte a lui vi sono numerosi altri testi. "Anche questi sono opera sua?" gli chiedo, mentre sfoglio incuriosito un  "Vocabolario Piemontese" di dimensioni più piccole, un formato che può essere tenuto comodamente in tasca, la "Sacocia" in piemontese, ed è per questo che sulla copertina è stampigliato in bella mostra,  l'indicazione  "Sacociabil".

prov"Il testo  comprende una versione semplificata e ridotta  delle regole grammaticali del piemontese  per avere insieme, la disponibilità delle informazioni utili a scrivere un testo, ci tengo però a precisare che  per un lavoro più dettagliato è sempre meglio consultare  il Vocabolario nella sua versione integrale con la Grammatica completa. Mi sono divertito a compiere questo lavoro di ricerca  e a scrivere il testo", sorride Bonavero, inarrestabile nella sua dotta dissertazione; è' stata una bella esperienza, mi ha permesso di conoscere questa realtà".

"Un altro testo da cui sono incuriosito è "365 volte Piemonte a tavola " gli chiedo di fornirmi qualche indicazione. "Si tratta di un libro che abbiamo scritto a due mani io e Domenico Musci, che purtroppo non è più fra noi ed è un libro assai particolare perché è un testo in cui ci sono delle ricette di cucina di importanti specialità gastronomiche, però non esclusivamente da punto di vista culinario. Vi sono contenute infatti notizie storiche riguardanti ogni piatto. Sono riportati aneddoti, vi si trovano informazioni in più che caratterizzano la ricetta. Il testo, infatti, non vuol essere un libro di cucina, ma quasi un trattato di storia della cucina.  Sono descritti anche oggetti che fanno parte da sempre del mondo della cucina e che oggi sono diventati praticamente dei soprammobili;  forse si salva la grattugia, che resiste ancora oggi sulle nostre tavole".

"Per esempio, sulla macchinetta macina caffè, si trovano notizie interessanti, sono poche le persone che si ricordano che una delle più importanti industrie automobilistiche attuali, la Peugeot, ha cominciato fabbricando macina caffè, poi si è evoluta fino a raggiungere l'attuale connotazione. Nel testo vi poi  una seconda parte, distribuita all'interno del libro,  in cui  sono contenute ricette antiche che partono dalla fine dell'ottocento e arrivano fino agli anni venti del novecento e questi menù sono parte della collezione di Domenico Muscì, grande esperto piemontesità e che comunque sono ricette utilizzate in  alberghi piemontesi".

 "Curo anche la pubblicazione de i "IJ Brandè", una  antologia di poesia e prosa piemontese. E'il supplemento al numero di Dicembre di una pubblicazione dal titolo "Piemunteis ancheuj", un mensile di cultura piemontese completamente scritto nelle lingue del Piemonte, dal walser, all'occitano al francoprovenzale piemontese in tutte le  varianti. Si tratta di una pubblicazione prodotta da un'associazione no profit, il cui nome è " Centro studi Don Minzoni", un'associazione fondata da Camillo Brero che ha appena compiuto novant'anni, inviata gratuitamente ai soci dell'associazione.  L'antologia de "IJ Brandè" viene allegata  a fine anno a "Piemunteis ancheuj", ed è acquistabile anche a parte"

cucina"Raccoglie in diversi settori i contributi della storia della letteratura, comunque argomenti legati al Piemonte ed una breve antologia di testi dei grandi scrittori del passato, della letteratura piemontese ed in particolare si è sempre cercato, fin dal 2010 da quando ho iniziato a curarla io, di pubblicare materiale inedito  se possibile,  e quindi ci sono anche racconti nuovi, e la parte più cospicua di questa antologia è dedicata a chi scrive in piemontese"

"Ho poi curato la riedizione del libro "Cuore" di Edmondo de Amicis che ho  in piemontese, un classico della letteratura,  considerato un testo per i giovani studenti, ma in realtà è un lavoro dai contenuti molto profondi,consoni agli adulti. Era stato tradotto negli anni 70 da Giovanni Maiani che aveva curato un'edizione numerata in pochi esemplari, ormai esaurita da tempo. Con l'editore "Il punto Piemonte in Bancarella", abbiamo deciso di ripubblicarla  in una versione riveduta ed anche illustrata in occasione del centenario dell'unità d'Italia perché è un libro a sfondo risorgimentale".

Prima di salutarci,  Bonavero si dichiara molto soddisfatto dei suoi lavori, affermando di essere riuscito negli ultimi anni a realizzare il suo desiderio, quello di compiere uno sforzo per mantenere e conservare viva la lingua piemontese per consegnarla ai giovani, affinchè non si perda un importante  tesoro linguistico regionale grazie al suo impegno, che non si arresta, ma continua per presentarci nuovi testi in una lingua che costituisce, ancora oggi, il modo di comunicare di un gran numero di persone che vivono in una società sempre più multietnica, ma che non  intende rinunciare alle proprie tradizioni. 

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